Attacco hacker ai frigoriferi dei supermercati: cosa è successo e come proteggersi
Aggiornato al 5 novembre 2026. Le indagini sono in corso e alcuni dettagli potrebbero cambiare.
Nelle ultime settimane un’ondata di attacchi informatici ha colpito i sistemi di refrigerazione di supermercati e aziende alimentari in mezza Europa, Italia compresa. Non sono stati rubati dati e non è stato chiesto alcun riscatto: gli attaccanti hanno semplicemente cambiato le temperature di frigoriferi e congelatori, mandando a male la merce. È un caso da manuale di cosa può succedere quando un impianto fisico è collegato a Internet senza le protezioni adeguate.
Cosa è successo
- Francia, 11-12 ottobre: in una sola notte vengono alterati i cicli di sbrinamento dei frigoriferi di centinaia di supermercati. Secondo la stampa, gli attaccanti hanno sfruttato versioni non aggiornate di un software usato per gestire gli impianti a distanza.
- Italia ed Europa, 2 novembre: all’alba vengono colpiti oltre venti supermercati in Sicilia, tra Palermo, Catania, Ragusa e Trapani, e alcune aziende in Toscana; casi simili in diversi altri Paesi europei. Le aziende hanno dovuto buttare grandi quantità di surgelati.
- Francia, 1-2 novembre: attraverso un fornitore di servizi di refrigerazione vengono manomesse le celle che conservano plasma e campioni dell’ente nazionale del sangue, con temperature impostate a valori assurdi. Gli allarmi hanno permesso di intervenire in tempo, senza perdite.
Le autorità di diversi Paesi, tra cui l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, stanno indagando su autori e collegamenti tra gli episodi; si parla di possibili attacchi ibridi, ma al momento non ci sono conferme.
Come sono entrati
Non è servito un attacco sofisticato. Secondo il governo italiano, i sistemi colpiti avevano in comune tre caratteristiche: tecnologie obsolete, interfacce di gestione esposte direttamente su Internet e meccanismi di autenticazione deboli. In alcuni casi gli attaccanti sono arrivati ai frigoriferi direttamente tramite il loro indirizzo IP, cioè attraverso gli stessi canali che servono alle ditte di manutenzione per controllarli a distanza.
È lo schema tipico dei dispositivi industriali e IoT: vengono installati per funzionare, collegati alla rete per comodità della telegestione e poi dimenticati. Password di fabbrica mai cambiate, firmware mai aggiornati, pannelli di controllo raggiungibili da chiunque.
Non riguarda solo i supermercati
Lo stesso rischio vale per qualsiasi impianto gestito da remoto: celle frigorifere di aziende alimentari e farmaceutiche, impianti di climatizzazione, linee di produzione, sistemi di controllo degli accessi, inverter fotovoltaici, apparecchiature medicali. E spesso il punto debole non è l’azienda, ma il fornitore che ne gestisce la manutenzione, come dimostra il caso delle banche del sangue francesi.
Cosa fare subito
- Sapere cosa è esposto su Internet. Fate l’inventario degli impianti connessi e verificate quali pannelli di gestione sono raggiungibili dall’esterno: è esattamente ciò che cercano gli attaccanti.
- Togliere l’esposizione diretta. I pannelli di controllo non devono essere raggiungibili da Internet: l’accesso remoto va fatto solo tramite VPN o soluzioni equivalenti.
- Cambiare le credenziali di fabbrica e attivare l’autenticazione a più fattori dove possibile.
- Aggiornare software e firmware, chiedendo ai fornitori un piano di aggiornamento.
- Separare la rete degli impianti da quella degli uffici, così che una compromissione non si propaghi.
- Controllare gli accessi dei fornitori: chi si collega, da dove, con quali credenziali e per quanto tempo.
- Mantenere allarmi indipendenti dai sistemi gestiti in rete: in Francia sono stati proprio gli allarmi a evitare il danno.
Come verificarlo
Il modo più rapido per sapere se i vostri impianti sono esposti è un penetration test esterno, che mostra cosa vede un attaccante da Internet. Per capire cosa succederebbe se qualcuno entrasse nella rete, ad esempio passando da un fornitore, serve un penetration test interno. Eseguiamo test anche su dispositivi IoT e sistemi industriali (SCADA/OT): trovate i dettagli nella pagina penetration test e vulnerability assessment.
Per molte aziende della filiera alimentare queste verifiche rientrano anche negli obblighi della NIS2: ne parliamo nell’articolo la vostra azienda è soggetta alla NIS2?.
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